Tutti noi siamo continuamente esposti a radiazioni, la maggior parte delle quali sono di tipo naturale, principalmente dovute alla presenza di RADON nell’aria.

Il RADON è un gas radioattivo naturale, inodore ed incolore.

Esso è un prodotto del decadimento radioattivo dell’uranio che si trova comunemente in natura nel suolo e nelle rocce.

Il RADON si diffonde nell’aria raggiungendo facilmente la superficie, ed è a sua volta soggetto a decadimento producendo diversi tipi di particelle radioattive che restano sospese nell’aria.

Quando inalate queste particelle espongono i polmoni alla radiazione alfa ed aumentano il rischio di comparsa di cancro ai polmoni.

Tale rischio è tanto più elevato quanto maggiore è la concentrazione di radon nell’ambiente e la durata dell’esposizione allo stesso.

In ambiente aperti la concentrazione del RADON non raggiunge quasi mai livelli pericolosi, ma filtrando attraverso il suolo nei luoghi chiusi (abitazioni, scuole, ambienti di lavoro come uffici, banche, magazzini, biblioteche) vi si raccoglie, raggiungendo a volte anche alte concentrazioni, a seconda delle caratteristiche geologiche del terreno, delle condizioni atmosferiche e dello stato di ventilazione dei locali.

Tale concentrazione è estremamente variabile, cambia nell’arco di una giornata (concentrazioni più elevate di notte) e nel corso dell’anno. All’interno di un edificio le concentrazioni più elevate si riscontrano principalmente nei locali seminterrati o interrati, dove è minore la distanza dal suolo.

E’ dunque importante valutare se ed in che misura il radon è presente in una abitazione e sul luogo di lavoro, ed in generale in qualunque luogo ove si ha il soggiorno di persone per lunghi periodi di tempo.

Il 31 agosto 2000 è stato pubblicato, sul Supplemento Ordinario n.140/L alla Gazzetta Ufficiale n.203, il D.Lgs. 26 maggio 2000, n.241, con il quale il Governo Italiano ha recepito la direttiva europea 96/29/Euratom del 13 maggio1996 (Direttiva del Consiglio del 13 maggio 1996 che stabilisce le norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i pericoli derivanti dalle radiazioni ionizzanti); tale decreto modifica ed integra il precedente decreto legislativo n.230/1995, inerente la protezione dei lavoratori dalle radiazioni ionizzanti.

Le modifiche apportate dal D.Lgs.26 maggio 2000, n.241 al D.Lgs. 17 marzo 1995, n.230, comportano l’introduzione, con il capo III-bis, della tutela dei lavoratori nei confronti dei rischi da esposizioni a sorgenti di radiazioni naturali, prescrivendo tra l’altro che, per quanto concerne il Radon, non si debba superare il livello di azione di 500 Bq/m3, valore inteso come concentrazione media annuale di gas nell’aria in ambienti di lavoro, ed indica le attività lavorative per le quali è necessario effettuare controlli.

In particolare, le attività lavorative prese in considerazione sono le seguenti:

  • attività lavorative svolte in tunnel, metropolitane, sottovie, grotte e comunque in tutti i luoghi sotterranei;

  • attività lavorative svolte in tutti i luoghi di lavoro in superficie che si trovino in aree in cui è alta la probabilità di riscontrare elevate concentrazioni di radon;

  • attività lavorative in cui si utilizzano materiali che, pur non essendo considerati radioattivi, possono contenere radionuclidi maturali in concentrazioni significativamente elevate;

  • attività lavorative in cui si producono rifiuti di lavorazione non considerati radioattivi ma che possono contenere una considerevole quantità di radionuclidi naturali;

  • stabilimenti termali e miniere non uranifere (essendo le miniere uranifere già regolamentate nel contesto del D.Lgs.n.230/1995).

Tra gli obblighi per i datori di lavoro introdotti dal D. Lgs. 241/00 vi è quello di procedere alla misura delle concentrazioni di attività di radon medie in un anno.

In attesa che il Ministero competente nomini, ai sensi del combinato disposto degli artt. 9 e10 septies dal citato D.Lgs.n.230/1995 la Commissione Ministeriale e la Sezione Speciale della suddetta Commissione, che avrebbe dovuto redigere, entro il 1 marzo 2002, le linee guida da seguire nelle misurazioni stesse, la conferenza dei presidenti delle regioni e delle province autonome, ha emesso una propria proposta di “Linee guida per le misure di concentrazione di radon in aria nei luoghi di lavoro sotterranei”, in cui vengono specificati i criteri generali per l’impostazione delle misure, i metodi di misura, i requisiti minimi degli organismi che effettuano le misure.

Tali linee guida sono al momento l’unico riferimento per l’esecuzione dei rilievi.

Esse individuano anzi tutto gli ambienti in cui effettuare le misure perché queste siano rappresentative dell’esposizione al gas, definendoli come quei locali che sono occupati con continuità dai lavoratori o in cui il personale trascorre un minimo di 10 ore al mese; inoltre, essendo dimostrata la grande variabilità della concentrazione di radon fra ambienti contigui, le misure devono essere effettuate in ogni locale fisicamente separato.

Poiché la normativa di riferimento fissa il livello di azione per la concentrazione di radon in termini di concentrazione di attività media annua; le tecniche di misura illustrate dalle linee guida consentono di coprire interamente l’arco di un anno solare mediante una o più esposizioni.

Il risultato della media annuale del singolo locale deve quindi essere confrontato con il livello di azione di 500 Bq/m3 introdotto dalla normativa.

Per quanto riguarda il numero di misure, sono raccomandate una misura in ciascun locale, in locali separati di piccole dimensioni (inferiori a 50 m2), oppure una misura ogni 100 m2 di superficie nel caso di ambienti di medie e grandi dimensioni.

Le tecniche di misura illustrate sono due: entrambe utilizzano modalità di campionamento passivo differenziandosi sulla scelta dei rivelatori, che prevede in un caso l’utilizzo di rivelatori a tracce nucleari in cui l’elemento sensibile è rappresentato da materiale plastico di vario tipo; nell’altro l’utilizzo di rivelatori a elettrete, in cui l’elemento sensibile è rappresentato da un disco di teflon caricato elettrostaticamente.

Al momento è disponibile un solo modello commerciale di dosimetri a elettrete, mentre per quanto riguarda i rivelatori a tracce nucleari, tra i più diffusi, citiamo quelli in cui il materiale plastico sensibile al passaggio del radon è il CR39.

Il nostro laboratorio basandosi sui risultati degli interconfronti tra diversi laboratori europei, effettuati annualmente dal NRPB (Nationa Radiological Protection Board, UK) e sul metodo impiegato dai più importanti laboratori internazionali riconosciuti è in grado di eseguire misure basate sull’utilizzo dei rivelatori a traccia di particelle alfa CR39.

Inviate richieste di preventivi a iec@iectorino.com oppure contattate i nostri tecnici al 011.242.53.53.